Bourgogne
Amabile e vinosa Borgogna. Così il Michelet amava definire questo angolo di Francia, rurale sì, ma raffinato, riservato anche, ma disponibile a lasciarsi corteggiare, alle volte introverso, altre solare.
Questo pezzo di terra che idealmente lega Lione a Digione attraverso una direttrice Sud-Nord, è una delle aree più celebrate, più complesse e misteriose del dipartimento vinicolo francese.
Non troveremo nella Cotes de Nuits i grandi castelli del Medoc, così come saranno rare nella zona di Beaune le stesse proprietà, spesso cinte da alti muri di sasso che nascondono al loro interno, come un'ostrica sul fondo marino, la loro perla preziosa.
E' una regione di terza dimensione, lo stesso cibo, le grandi table de France, ed il vino in primis, raggiungono la vetta più alta, quella della sensualità e della conturbazione intima, della seduzione dell'anima; in breve, un'esperienza quasi trascendentale. Ciò non avviene sempre, ciò non avviene solo nelle grandi annate.
I fattori che concorrono a fare di un vino della Borgogna un grande vino, sono molteplici e alle volte casuali. Il Pinot Noir, il vitigno a bacca rossa che contraddistingue questa area, è unanimemente riconosciuto come uno dei cepages più difficili ad essere vendemmiato e vinificato. Un giorno di anticipo o di ritardo nella vigna durante la vendemmia, un grado in più o in meno durante la fermentazione, spesso segnano in modo definitivo ed irreparabile il compiersi di un opera d'arte o il mesto ripiegamento in un'opera da dilettanti.
Inoltre, la frammentazione del vigneto, croce e delizia di questa area avvenuta ad opera di Napoleone Bonaparte il quale frazionò le uniche grandi tenute agricole di proprietà della chiesa, non consente come a Bordeaux di operare, in vigna e successivamente in cantina, aggiustaggi in corso d'opera. Qui vale il motto: " Buona la prima", con vantaggi e svantaggi annessi. Ecco, forse, il perché del famoso motto: "in Borgogna non ci sono grandi vini, ma... grandi bottiglie".
Cinque in sintesi i dipartimenti vinicoli di questa provincia: Chablis, Cotes de Nuits, Cotes de Beaune, Maconnais, Beaujolais.
E in sintesi i tre vitigni principali: Pinot noir, Chardonnay, Gamay.
Nomi come Gevrey Chambertin, Vosne Romanée, Echezeaux, Volnay, sono legati a leggende vere e proprie del vino per chi, nel Pinot Noir, cerca l'essenza, il santo Graal vinicolo. Lo stesso potremmo dire per i bianchi, pensando a Chassagne Montrachet, Puligny Montrachet, Mersault; tutti da uve Chardonnay.
Questi comuni, collocati tra le due coste, quelle di Beaune e quella di Nuits, costituiscono l'asse portante di quell'area che congiuntamente viene denominata Cotes d'Or. Chablis a nord e il Macconais a sud rappresentano rispettivamente la tradizione nei bianchi e la nuova frontiera, e sfida, della Borgogna sia a bacca rossa che a bacca bianca.
Grand Cru, Premier Cru, AOC village, Appellazione Borgogna, quattro livelli per una infinità di gradini qualitativi ove perdersi per potersi ritrovare.
Questa, in breve, la Borgogna; certo una sintesi, e forse bisognosa di altre spiegazioni, ma per comprendere questa area alle volte non è sufficiente nemmeno l'esserci nati.

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